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5 regole del public speaking utili a professionisti e formatori del mondo della bellezza

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La comunicazione non è un concetto astratto o applicabile solo ad una parte della nostra vita ma investe, invece, ogni ambito professionale e personale. E la paura di parlare in pubblico è comune alla maggioranza delle persone.

Quello che però non teniamo in mente, quando la paura  ci assale, è che comunichiamo e parliamo con le persone, in gruppi più o meno numerosi, ogni giorno: fra amici, famiglia, impiegati pubblici, il panettiere, la commessa del nostro negozio preferito, parlare davanti e con altre persone è la norma. Perché dovremmo essere spaventati o intimoriti quando lo facciamo con i clienti in salone o al telefono, oppure in un’aula piena di allievi?

Conoscere le prime cinque, semplici, regole del parlare in pubblico è un buon modo per fare si che ciò che abbiamo da comunicare raggiunga nel miglior modo possibile il nostro pubblico, aiutandoci a vincere timori e insicurezze.

Regola N. 1

Essere padroni dell’argomento (o materia) di cui si parla. Sembrerebbe una cosa scontata ma in realtà non lo è. La paura di dire la cosa sbagliata o di non sapere abbastanza è la prima fonte di stress quando si comunica con gli altri. Così come è la prima fonte di stress, per fortuna, è anche la prima cosa che possiamo superare, senza problemi! Frequentare corsi di formazione su argomenti specifici, trovare informazioni in rete, mettere in ordine sotto forma di discorso chiaro e breve quello che sappiamo fare manualmente, sono tutti strumenti che ci aiutano a superare la paura dell’impreparazione.

Regola N. 2

Se conosciamo l’argomento non ci servono note. Quando parliamo con nostro figlio o la nostra vicina di casa, non leggiamo degli appunti scritti su un foglio. Oltre a farci sembrare un po’ suonati, sarebbe spersonalizzante, poco coinvolgente e ci bollerebbe come degli eterni insicuri. Perché, allora, quando siamo chiamati a parlare con un cliente in salone leggiamo da una brochure per spiegare il nuovo trattamento oppure, mentre teniamo un corso, leggiamo dal manuale o dalle slide? Le persone che abbiamo davanti non sono li per sentirci leggere, sono li per conoscere la nostra opinione, per imparare da noi, per scoprire nuove cose. Gli appunti e le slide ci servono solo in fase organizzativa, quando stiamo decidendo cosa vogliamo dire e come lo vogliamo dire. Fare lo sforzo di imparare e padroneggiare quelle informazioni, organizzate in un discorso logico e semplice, è fondamentale. Mettiamo via le note, smettiamo di leggere e parliamo alle persone, direttamente. Se parlano con noi, cercando risposte o se sono seduti ad un nostro corso è perché ai loro occhi siamo gli esperti. Mantenere questo “status” è solo responsabilità nostra.

Regola N. 3

Le parole contano, non roviniamole con i suoni dell’incertezza.  “Mmmm, alloraaaa, hem, vediamooo, quindiii, eeeee, maaa”, non hanno utilità nel discorso. Parole trascinate, suoni incerti, pause riempite da mormorii, suonano alle orecchie di tutti come dubbio, insicurezza. Se ci serve un attimo per raccogliere le idee, facciamolo, in silenzio. E poi riprendiamo a parlare con un ritmo adeguato, pronunciando parole corrette e significative. Tutto il resto è superfluo, quando non deleterio.

Regola N. 4

Usare il tono di voce adeguato alla situazione. Se stiamo parlando al telefono, urlare non serve ma bisbigliare non è la soluzione, calibriamo il tono di voce a seconda del mezzo attraverso il quale stiamo parlando. L’ampiezza della stanza ed il numero di persone che ci stanno ascoltando, se siamo in aula per un corso oppure un workshop, conta! Assicuriamoci che tutti possano sentirci chiaramente. Se ci sono brusii e rumori di fondo, come a volte succede in salone, assumiamo un tono adeguato per fare in modo che il cliente possa ascoltarci senza sforzo. È altrettanto importante evitare di suonare monotoni, la lingua è fatta di sfumature, colori, suoni che salgono e scendono, abbiamo a disposizione innumerevoli soluzioni sonore grazie alle nostre corde vocali, usiamole. Il nostro pubblico resterà colpito e catturato da questa ricchezza espressiva.

Regola N. 5

Creare un contatto con il pubblico. Nel discorso uno ad uno, usare il nome della persona che abbiamo davanti almeno 3 volte nei primi minuti serve a stabilire un rapport con la stessa. Saprà che le abbiamo dedicato tutta la nostra attenzione, che stiamo parlando proprio a lei e che non ci limitiamo semplicemente a ripetere un monologo standard. Se invece le persone sono di più, oppure si parla ad un’aula piena di allievi o ad una platea ancora più ampia, creare un contatto con gli occhi è indispensabile. Guardare negli occhi le persone davanti a noi, mantenere il contatto per qualche secondo e poi procedere con quella successiva, è un ottimo sistema per stabilire un legame con chi ci ascolta. E anche di verificare il grado di attenzione. Guardare nel vuoto, parlare alle diapositive o alla lavagna, invece, produce una sensazione di fastidio, rifiuto e noia in chi ci ascolta, perché ci fa apparire sfuggenti e poco affidabili.

Ci sono, ovviamente, tanti altri suggerimenti, trucchi e tecniche per imparare a comunicare e parlare in modo efficace in pubblico. Queste sono solo piccole regole di base che servono a far vincere timori infondati e a sfatare qualche credenza erronea.

Vi piacerebbe sapere altre cose su questo argomento? Vorreste leggere di più a riguardo? Fatemelo sapere usando i commenti, potremmo iniziare una serie, se vi va.

A presto!

 

 

Contatto media e business, PR Manager: Katia @ KA-C Katia Anna Calabrò

Disclaimer: questo articolo è stato redatto con la consulenza della mia esperta di comunicazione Katia Anna Calabrò.

 

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Debora Mara Piazza
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